Il lavoro accessorio, basato sui buoni lavoro (ovoucher) e da poco rivisto con la riforma Fornero, è sempre più utilizzato (6,5 milioni di buoni venduti tra aprile e luglio), ma i dati dell’Inps evidenziano come si ricorra a questa formula soprattutto nelle regioni del Nord (72 per cento dei voucher) e pochissimo al Sud(circa il 10 per cento). Inoltre i giovani sotto i 25 anni – che rappresentano oltre un terzo della forza lavoro impiegata – sono sempre più coinvolti, ma è assai scarso l’uso dei buoni lavoro per ingaggiare gliimmigrati stranieri, che non vanno oltre il 13 per cento dei voucher utilizzati, nonostante con le norme appena introdotte sia possibile includere i buoni lavoro nel calcolo del reddito necessario per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno.

settori dove i buoni lavoro vengono più utilizzati sono innanzi tutto l’agricoltura (27,5 per cento tra gli italiani e 20 per cento stranieri), poi iservizi (rispettivamente 17,5 e 10,7 per cento), il commercio (16,2 e 12 per cento), le manifestazioni sportive e culturali (13,7 e 10,7 per cento). Il lavoro domestico è uno degli ambiti più frequenti per gli stranieri (12,3 per cento).

La riforma Fornero ha modificato il lavoro accessorio ampliandone la sfera d’azione, aumentando di parecchio il numero di attività alle quali è applicabile, ma al contempo riducendone l’ambito economico. Oggi, tramite i voucher, è possibile occupare inoccupati, lavoratori autonomi o subordinati, part-time o lavoratori a tempo pieno, pensionati, studenti. I compensi, però, non possono superare i 5 mila euro in un anno solare, sommando tutti i committenti di uno stesso lavoratore. Inoltre, le prestazioni verso imprenditori e professionisti non possono superare i 2 mila euro per ciascun committente.

 

Fonte: www.intrage.it