Uno studio realizzato sulla sicurezza delle lavoratrici di aziende agricole, florivivaistiche e avicole

Attività poco indagate, soprattutto fra le lavoratrici. Settori poco visibili, scarsamente considerati a rischio, che però si rivelano “nicchie” di pericolo per l’incolumità fisica, a lunga scadenza. Sui molti settori del comparto agroalimentare, che vedono una massiccia presenza femminile, ha cercato di gettare una luce la recentissima ricerca della Fondazione Metes, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, i cui dati dettagliati saranno presentati a Roma nell’ambito della Terza assemblea nazionale Flai Cgil.

Uno studio realizzato sulla sicurezza delle lavoratrici di aziende agricole, florivivaistiche e avicole ha indagato gli anelli deboli che possono far ammalare chi vi opera. Con l’invio di questionari, ma anche corsi di formazione, la fondazione ha coinvolto circa trecento lavoratrici cercando di capire il loro grado di consapevolezza del rischio, ma anche il loro livello di benessere all’interno delle aziende. “Sono stati prodotti due questionari, uno per l’agricoltura e uno per l’industria, viste le caratteristiche diverse dei settori – racconta Laura Svaluto Moreolo, di Metes –. Poi abbiamo individuato, insieme alla Flai, le aziende più idonee da contattare sia per capire dove fosse anche più facile l’approccio, sia per presenza femminile”.

Sotto la lente sono finite un vivaio di Siena, realtà molto grande ed evoluta dal punto di vista della sicurezza, un’azienda ortofrutticola di Siracusa dove, oltre ai questionari, si è messa in campo una giornata formativa per le lavoratrici, con esperti, medici del lavoro anche con la collaborazione delle Asl, e un paio di industrie avicole fra Nord e Centro. “La consapevolezza del rischio, non a caso – ha sottolinea Moreolo –, è emersa proprio lì dove l’azienda è più avveduta sui sistemi di sicurezza. Paradossalmente è in quei contesti che le lamentele delle lavoratrici emergono di più, come è accaduto per l’impresa toscana presa in considerazione dalla nostra indagine”.

Diversamente, secondo i dati, è stato per l’azienda siciliana e quelle del Nord dove le lavoratrici non si lamentano di nulla e sembrano non considerare il loro diritto a un pieno benessere. Meno provviste di strumenti di valutazione si sono rivelate dunque quelle donne impiegate in aziende ancora non preparate sul rispetto pieno dei sistemi di sicurezza. “In tutti i casi è stato un grande successo: le lavoratrici hanno mostrato un alto grado di interesse e non di rado continuano a chiederci materiale didattico a distanza di mesi”.

Lo studio si è sviluppato da una prima valutazione base dei rischi presenti in questi tipi di attività: “Nel settore avicolo c’è sicuramente un’alta incidenza di malattie professionali, anche se non riconosciute, che riguarda le patologie della mano, del polso, degli arti superiori legate al disossamento della carne e ad azioni ripetitive sulla linea di scorrimento – spiega Moreolo –. Sul fronte delle aziende florivivaistiche si evidenzia l’esposizione ai fitofarmaci, mentre nel settore ortofrutticolo il nodo debole è legato alle molte ore in cui le lavoratrici sono obbligate a stare in piedi o a operare al freddo, all’interno di celle frigorifere nelle quali sollevano e spostano pesi”.